Archivio mensile:novembre 2016

Equitalia – Ora si possono rottamare le cartelle esattoriali

Rottamare le cartelle di Equitalia pagando solo le somme dovute senza sanzioni e interessi di mora. Il “sogno” dei contribuenti morosi è diventato (parzialmente) realtà.
Equitalia ha infatti predisposto il modulo per aderire alla cosiddetta “definizione agevolata” e il documento è in distribuzione in tutte le sedi distaccate.
La Definizione agevolata è stata prevista con una specifica norma inserita nell’articolo 6 del decreto legge n. 193/2016 e si applica alle somme dovute ad Equitalia tra il 2000 e il 2015.
Dispone che chi ha pendenze con lo Stato e la Pubblica Amministrazione in genere possa aderire pagando solo l’importo ancora dovuto ma senza corrispondere le sanzioni e gli interessi di mora.
Inoltre, per rendere ancora più appetibile l’operazione, sarà possibile anche chiedere una rateazione della somma dovuta in 4 rate.

Come aderire alla definizione agevolata
Per aderire alla “rottamazione” delle cartelle occorre presentare – entro e non oltre il 23 gennaio 2017 – l’apposita richiesta attraverso la compilazione del modulo DA1 scaricabile da QUI (Dichiarazione di adesione alla definizione agevolata), oppure disponibile sul sito di Equitalia e presso tutti gli sportelli sul territorio.
Il documento compilato deve essere riconsegnato:
– presso gli Sportelli dell’Agente della riscossione
– alla casella e-mail/PEC della Direzione Regionale di Equitalia Servizi di riscossione di riferimento, inviando il modulo DA1, debitamente compilato in ogni sua parte, unitamente alla copia del documento di identità.
E’ molto importante che il modulo di adesione DA1 contenga l’esatta indicazione delle cartelle Equitalia per le quali viene chiesta l’agevolazione e se si intende pagare in un’unica rata o in 4 rate, tre delle quali entro il dicembre 2017 e l’ultima entro il 15 marzo 2018.
Tutti coloro che presenteranno in modo adeguato la documentazione riceveranno entro il 24 aprile 2017 una comunicazione di Equitalia che conterrà l’ammontare complessivo delle somme dovute e la scadenza delle eventuali rate.
Sempre a cura di Equitalia, anche l’invio dei bollettini di pagamento, anche se i Contribuenti già hanno imparato che è possibile che si renda necessario recarsi agli sportelli per farsi stampare la modulistica.
La somma calcolata da Equitalia non conterrà più gli interessi e le sanzioni ma, unicamente, la somma dovuta.
Per le multe stradali, invece, non si pagheranno gli interessi di mora e le maggiorazioni previste dalla legge.

Possono aderire all’iniziativa anche coloro che hanno in corso un contenzioso con Equitalia ma dovranno dichiarare espressamente di voler rinunciare alla contestazione.
Il decreto prevede che le prime tre rate dovranno essere versate entro il 15 dicembre 2017, la quarta entro il 15 marzo 2018.

Modulo DA1

Fonte : assoutenti.it

Sciopero dei treni durante Allerta Maltempo – Assoutenti presenta denunce

Un esposto per chiedere che indaghi sul mancato intervento per spostare lo sciopero del personale dei trasporti ferroviari previsto durante lo stato di Allerta rossa per maltempo in Piemonte e Liguria.
A presentarlo Assoutenti e i Comitati Pendolari Federati, rappresentativi di oltre 240.000 pendolari italiani, che hanno deciso di intervenire dopo la mancata dilazione dello sciopero degli addetti del Gruppo FSI in Piemonte e Liguria.
Uno sciopero attuato in zone colpite da eventi alluvionali, in piena allerta rossa e nonostante l’invito della Commissione di Garanzia sugli scioperi.
Assoutenti e Comitati Pendolari denunciano all’opinione pubblica i sindacati coinvolti in questa tristissima storia e preannunciano un’azione legale e un esposto alla magistratura affinché indaghi le ipotesi di reato connessi alla mancata tutela della pubblica incolumità anche omettendo i propri doveri di ufficio da parte delle Istituzioni preposte in particolare le Prefetture dei territori coinvolti.
Assoutenti e i Comitati Pendolari Federati denunciano inoltre l’inadeguatezza della composizione della Commissione di Garanzia che non prevede la partecipazione permanente di rappresentanti dell’utenza (ovvero di coloro che subiscono i disagi), l’inadeguatezza delle fasce di garanzia che penalizzano studenti e lavoratori turnisti, la mancata implementazione della rappresentatività sindacale all’interno del Gruppo FSI legata alla possibilità di indire scioperi.
“E’ inqualificabile – spiegano ad Assoutenti – che sigle sindacali rappresentative di cifre irrisorie rispetto alla totalità dei dipendenti FSI possano di fatto bloccare un intero sistema”.
I Comitati denunciano anche l’inadeguatezza dell’elenco dei treni garantiti che penalizza i treni pendolari e sussidiati da contratti di servizio (regionali e IC) a favore della salvaguardia dei treni a mercato (ovvero Frecce svolte a rischio di impresa da Trenitalia) e la mancanza di risarcimento per il disagio subito dagli abbonati che hanno prepagato un servizio inesistente.
Assoutenti e i Comitati Pendolari Federati chiedono un immediato incontro con l’AD FSI Mazzoncini e con l’AD Trenitalia Morgante caratterizzato dal confronto su questi punti:
– Composizione Commissione Garanzia
– Revisione Fasce di Garanzia
– Rappresentatività sindacale
– Revisione treni garantiti
– Risarcimenti agli abbonati
Parallelamente a ciò, Assoutenti e i Comitati Pendolari Federati chiedono l’immediata implementazione di un risarcimento forfettario di 5 euro per ciascun possessore di abbonamento mensile o annuale Trenitalia (regionale, sovraregionale, IC).

 

Fonte : assoutenti.liguria.it

Glifosato, Corte di Giustizia Ue: il segreto commerciale non può bloccare le informazioni sulle emissioni nell’ambiente

Niente segreti commerciali o industriali per coprire le informazioni sulle emissioni nell’ambiente causate da un pesticida. Se si chiede l’accesso ai documenti in materia ambientale, queste informazioni non possono essere negate opponendo la tutela del segreto commerciale o industriale. Perché quando si parla di emissioni nell’ambiente si parla di tutte quelle che riguardano gli effetti di un pesticida nell’aria, nell’acqua, nel suolo o sulle piante. Lo ha stabilito oggi la Corte di Giustizia dell’Unione europea chiamata a pronunciarsi in due casi che riguardano l’uso di pesticidi, fra i quali il contestatissimo glifosato.

Per la Corte di Giustizia, infatti, “la nozione di «emissioni nell’ambiente» include, in particolare, il rilascio nell’ambiente di prodotti o sostanze, come i prodotti fitosanitari o i biocidi o le sostanze attive contenute in tali prodotti, purché tale rilascio sia effettivo o prevedibile in condizioni normali o realistiche di utilizzo del prodotto o della sostanza”.

pesticidiDue le controversie sulle quali la Corte si è espressa, entrambe legate al diritto di accesso ai documenti in materia ambientale. Il primo caso coinvolge le associazioni ambientaliste e la Commissione europea sul glifosato, uno degli erbicidi più usati al mondo. Le due associazioni Stichting Greenpeace Nederland e Pesticide Action Network Europe (PAN Europe) avevano presentato alla Commissione una richiesta di accesso ai documenti riguardanti la prima autorizzazione all’immissione in commercio del glifosato. La Commissione ha autorizzato l’acceso ai documenti tranne che per una parte del progetto della relazione di valutazione redatta dalla Germania, dicendo che questa conteneva informazioni sui diritti di proprietà intellettuale. Così le due associazioni si sono rivolte al Tribunale dell’Unione europea, che nel 2013 ha accolto il loro ricorso perché ha ritenuto che alcune parti del documento controverso contenessero informazioni sulle emissioni nell’ambiente del glifosato. Il caso è finito davanti alla Corte di Giustizia, insieme ad un secondo caso sollevato da un’associazione olandese per la protezione delle api che ha chiesto all’autorità olandese competente di divulgare 84 documenti sulle autorizzazioni all’immissione in commercio di alcuni prodotti fitosanitari e biocidi, autorizzazioni detenute in gran parte dalla Bayer. L’Autorità olandese ha dato l’autorizzazione per 35 documenti, perchè essi contenevano informazioni sulle emissioni nell’ambiente, e ciò benché la divulgazione potesse violare la riservatezza delle informazioni commerciali o industriali.

Oggi arrivano le due sentenze della Corte che fanno chiarezza su cosa debba intendersi per «emissioni nell’ambiente» e per «informazioni sulle [o che riguardano] emissioni nell’ambiente». In queste due sentenze, la Corte dichiara, innanzitutto, che “la nozione di «emissioni nell’ambiente» include, in particolare, il rilascio nell’ambiente di prodotti o sostanze, come i prodotti fitosanitari o i biocidi o le sostanze attive contenute in tali prodotti, purché tale rilascio sia effettivo o prevedibile in condizioni normali o realistiche di utilizzo del prodotto o della sostanza”. Non ci si può limitare a considerare gli scarichi o i rilasci degli impianti industriali, ma si devono dunque comprendere anche “le emissioni risultanti dalla polverizzazione di un prodotto, come un prodotto fitosanitario o un biocida, nell’aria o dalla sua applicazione sulle piante o sul suolo”. Inoltre non sono comprese solo le informazioni che riguardano le emissioni effettive, liberate in concreto dal prodotto nell’ambiente, ma anche “le informazioni sulle emissioni prevedibili di tale prodotto nell’ambiente”. Sono invece escluse dalla nozione di informazioni relative a emissioni nell’ambiente “quelle che si riferiscono a emissioni meramente ipotetiche, come, ad esempio, dati ricavati da studi aventi l’obiettivo di analizzare gli effetti dell’uso di una dose di prodotto ampiamente superiore alla dose massima per la quale è rilasciata l’autorizzazione di immissione in commercio e che sarà usata in pratica”.

Così le «informazioni che riguardano/sulle emissioni nell’ambiente» deve essere interpretata nel senso che essa copre non solo le informazioni sulle emissioni in quanto tali, precisa la Corte, ma anche “le informazioni che consentono al pubblico di controllare se sia corretta la valutazione delle emissioni effettive o prevedibili, sulla cui base l’autorità competente ha autorizzato il prodotto o la sostanza in questione, nonché i dati relativi agli effetti, a termine più o meno lungo, di tali emissioni sull’ambiente. In particolare, tale nozione comprende le informazioni relative ai residui presenti nell’ambiente dopo l’applicazione del prodotto in questione e gli studi relativi alla misura della dispersione della sostanza durante tale applicazione, a prescindere dal fatto che tali dati derivino da studi realizzati in tutto o in parte sul campo, da studi di laboratorio o da studi di traslocazione”. Unica precisazione: le informazioni devono riguardare le emissioni e non presentare un legame qualunque, diretto o indiretto, con le emissioni nell’ambiente.

Fonte helpconsumatori.it del 23/11/2016 – 17:41 – Redattore: BS

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Mutui: casa andrà alle banche dopo 18 rate non pagate

La casa potrà essere pignorata e venduta dalla banca dopo 18 rate di mutuo non pagate e non dopo 7 rate. La norma non sarà retroattiva e non si applicherà alle surroghe, e la clausola di inadempimento sarà facoltativa. La valutazione della casa dovrà essere fatta da un perito indipendente e il consumatore dovrà essere assistito da un esperto di sua fiducia. Sono le principali novità annunciate sul contestato decreto legislativo che recepirà la direttiva europea sui mutui.

mutuiUn provvedimento contro il quale si è scatenata la protesta delle associazioni dei consumatori e di parte del mondo politico. Le novità, a parziale marcia indietro, sono contenute nella bozza di parere predisposta dal Partito democratico in Commissione finanze sul decreto di recepimento della direttiva europea sui mutui. Si prevede appunto che l’inadempimento per morosità sia di 18 rate e non di sette: questo il tempo necessario perché si possa dare via libera alla vendita della casa da parte della banca senza passare dal giudice.“La casa può essere pignorata e poi venduta dalla banca dopo 18 rate del mutuo non pagate. Inoltre la valutazione deve essere effettuata da un perito nominato dal tribunale e affiancato da un esperto di fiducia del mutuatario. E’ quanto prevede il nuovo parere delle commissioni Finanze di Camera e Senato al recepimento della direttiva europea sul credito, redatto dal PD e sul quale c’è l’ok del governo”: questo quanto riferito espressamente ieri dal capogruppo democratico a Montecitorio, Ettore Rosato, nel corso di una conferenza stampa alla Camera. “La clausola di inadempimento sui 18 mesi, e non 7 come ipotizzato in precedenza, sarà facoltativa e non si applica ai contratti in essere.”

Il Pd ha precisato che in caso di inadempimento la casa può essere messa in vendita solo con uno specifico atto di disposizione dell’immobile da parte del consumatore. Viene disciplinato per legge il cosiddetto “patto marciano”, già riconosciuto dalla giurisprudenza: la banca può cioè trattenere dopo la vendita della casa solo quanto ancora dovuto ed è obbligata a restituire al consumatore l’eventuale eccedenza. Il trasferimento dell’immobile comporta l’estinzione del debito anche se il valore dell’immobile è inferiore a quello del debito residuo. La valutazione della casa deve essere fatta da un perito indipendente nominato dal tribunale, il consumatore deve essere assistito da un esperto di sua fiducia e sulla procedura vigila la Banca d’Italia. Tutto questo procedimento farà evitare la procedura giudiziaria.

Allarme rientrato? In realtà la contestazione prosegue: il Movimento 5 Stelle, che ieri ha protestato sotto il Ministero delle Finanze e una cui delegazione è stata ricevuta dal sottosegretario all’Economia e alle Finanze, Pier Paolo Baretta, chiede di ritirare l’intero decreto legislativo.

E le prime reazioni delle associazioni dei consumatori sottolineano che comunque non basta. Per l’Unione Nazionale Consumatori va infatti lasciato il filtro del giudice. “Non basta! 18 rate invece di 7 rate prima che le banche si portino via la casa non sono sufficienti, specie in un momento di disoccupazione e di crisi come questo. Quello che va lasciato è il filtro del giudice, per evitare che il consumatore sia in balia delle banche – ha dichiarato il Prof. Stefano Cherti, consulente dell’Unione Nazionale Consumatori – Apprezziamo, invece, il chiarimento che non si tratta di un generico inadempimento ma di un mancato pagamento delle rate. Un passo avanti, piccolo, però, ed insufficiente”.

L’Adoc, a sua volta, chiede al Governo di prevedere anche maggiori garanzie, crescenti in base all’anzianità del mutuo stipulato. “E’ sicuramente positivo che il numero minimo di rate insolute non sia più 7 ma 18 per giustificare il pignoramento dell’immobile da parte della banca – dichiara Roberto Tascini, presidente dell’Adoc – così come la decisione di non rendere retroattiva la norma e di confermare il divieto di patto commissorio. Siamo molto dubbiosi, invece, sull’eliminazione del filtro del giudice, una forma di garanzia terza che tutelava il consumatore. Crediamo inoltre che, per una maggiore tutela dei consumatori, debbano essere previste maggiori garanzie legate all’anzianità del mutuo: ipotizziamo che, superato almeno il 50% delle annualità previste dal contratto, scattino specifiche tutele quali il passaggio obbligatorio presso un organismo terzo, come il giudice o l’arbitro bancario-finanziario, oppure l’impossibilità di pignorare l’immobile da parte dell’Istituto, soprattutto se si tratta di prima casa. Crediamo sia più equo prevedere maggiori garanzie per chi, nel corso degli anni, ha dimostrato regolarità nei pagamenti e nel rispetto dei termini di contratto”.

Per Adiconsum ci sono anche altri problemi da affrontare. “Bene ha fatto il Governo ad aprire alle modifiche del decreto mutui – commenta Pietro Giordano, presidente nazionale dell’associazione – ma i nodi da sciogliere in vista sia della stesura del decreto legislativo di recepimento della direttiva europea che dei conseguenti decreti attuativi non riguardano solo il numero delle rate non pagate che rendono pignorabile l’immobile. Tra le questioni che il Governo dovrebbe affrontare ci sono anche i seguenti quesiti a cui la normativa deve rispondere come la decorrenza tra il mancato pagamento e la dichiarazione di pignorabilità dell’immobile, che cosa succede in caso di contenzioso in atto tra mutuatario e banca, il mantenimento della possibilità di richiedere una moratoria, tanto per citarne alcuni”. L’associazione chiede che su un tema importante quale la casa le Commissioni parlamentari preposte convochino le Associazioni dei Consumatori per prendere atto delle proposte migliorative al testo in discussione e varare un decreto equo.

A sua volta, Altroconsumo mette in evidenza una serie di luci e ombre nel provvedimento. E interviene nel dibattito con una lettera al ministro dell’Economia Padoan e alla Commissione Finanze della Camera dei Deputati. Per l’associazione, in particolare, “dovrà essere chiaro che l’accordo possa essere utilizzato solo nei casi di inadempimento indicati dal Testo Unico Bancario e che possa essere validato solo al momento della stipula e non dopo come ora è previsto. Se fatto dopo la stipula, il consumatore potrebbe essere infatti già in difficoltà nel pagamento delle rate e dunque più debole e potenzialmente ricattabile. Inoltre – aggiunge Altroconsumo – dovrà essere chiaro che il perito scelto per la valutazione sia un professionista terzo che dunque valuti l’immobile secondo standard affidabili e a prezzi di mercato”.

Decisamente di tenore diverso il commento di Rete Consumatori Italia (Assoutenti, Casa del Consumatore e Codici) per la quale le correzioni non bastano comunque a sistemare il decreto. “Si è parlato di “regalo alle banche”, ma la questione è più complessa. All’interno del sistema bancario – dice la sigla – si sta combattendo una battaglia sostanziale, quella tra la politica di tutela del piccolo risparmio e quella ispirata a una idea spregiudicata di finanza speculativa separata dai valori sociali e imprenditoriali che proteggono costituzionalmente il credito”. La Rete chiede di “riportare nelle banche la buona moneta del piccolo risparmio” e in vista del 21 marzo, data limite entro la quale la direttiva dovrà essere tradotta in decreto legislativo, chiede una profonda modifica del decreto. La sigla chiede un’audizione urgente del Governo in occasione dell’incontro del Consiglio Nazionale dei Consumatori e degli Utenti del prossimo 17 marzo e annuncia uno sciopero della fame da sabato 12 marzo per dieci giorni: “Non intendiamo perdere questa battaglia, la Quaresima dei consumatori andrà avanti finché il Governo non vorrà ascoltare le nostre ragioni, quelle di tutti i consumatori, e modificare profondamente il decreto”.

Fonte helpconsumatori.it del 04/03/2016 – 17:23 – Redattore: BS

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Il supermercato dove la spesa si paga con ore di volontariato

Dopo Milano e Roma anche nel Napoletano il negozio dove per comprare pasta, pane, latte e ammorbidente non servono contanti né bancomat, ma una dose di buona volontà

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L’importante è avere le idee chiare: rispetto a ciò che si vuole, ma pure a ciò che si può offrire. Sbaglia chi considera che per fare la spesa occorra avere le tasche piene. Nell’era della «sharing economy», nascono pure i supermercati dov’è possibile comprare alimenti e detersivi senza essere costretti a pagare. Due esistono già da mesi: a Milano e a Roma. L’ultimo è stato aperto nei giorni scorsi al confine tra Monte di Procida e Bacoli, comuni del litorale flegreo a una manciata di chilometri da Napoli. Qui per acquistare pasta, pane, latte e ammorbidente non servono contanti né bancomat, ma una dose di buona volontà. In questo «social market» – come negli altri due – possono infatti fare la spesa quaranta famiglie selezionate tra i due comuni tramite un protocollo d’intesa tra i servizi sociali dei comuni interessati.

 

La spesa come “do ut des”

Il funzionamento del supermercato – «Arca, l’emporio della solidarietà» è il suo nome – è semplice. La spesa di queste famiglie sarà pagata scalando dei punti da tessere consegnate ai gruppi familiari che verranno ricaricate in base alle ore di volontariato che le stesse offriranno. Sarà con questa card piena di «punti di solidarietà» che sarà possibile rimpinguare il frigorifero e gli scaffali di casa. Una volta terminati, potranno ricaricare con nuove ore di volontariato. Il sistema è semplice almeno quanto lo spirito che è alla base dell’iniziativa. «Non si tratta di un dono, ma di uno scambio che gratifica anche la persona che lo riceve, facendola sentire utile», spiegano i promotori dell’iniziativa: l’associazione flegrea «La Casetta Onlus» e la «Fondazione Progetto Arca Onlus» di Milano. Le persone in difficoltà potranno così aiutare a loro volta chi è solo e chi ha bisogno di una mano, ricevendo in cambio punti sulla tessera della loro spesa. «Ai clienti sarà proposto un apposito corso di formazione durante il quale impareranno a relazionarsi col prossimo e con le diverse situazioni di disagio», racconta Mariano Boccia, dell’associazione «La Casetta Onlus».

 

Un nuovo modello di welfare sostenibile

Il progetto equosolidale punta dunque a sostenere le famiglie bisognose, andando oltre il già diffuso pacco alimentare. «Non vogliamo soltanto che si regali qualcosa di materiale, ma che alle persone sole, abbandonate o che attraversano un periodo di forte disagio sia donata una nuova educazione», aggiunge Anna Galdo Gilla, presidente dell’associazione «La Casetta Onlus». L’iniziativa punta a estendersi nel tempo, arruolando famiglie numerose, uomini divorziati e anziani che non riescono ad arrivare alla fine del mese. «Siamo di fronte a un un nuovo modello di welfare che può diventare un modello nazionale di cooperazione socio-istituzionale di supporto e sostegno alla povertà», precisa Josi Gerardo della Ragione, ex sindaco di Bacoli. Come ricordato da Gallo nel corso del taglio del nastro, «secondo il rapporto 2016 su povertà ed esclusione pubblicato dalla Caritas, in Italia 1,5 milioni di persone vivono in povertà assoluta». E ancora una volta «è il Mezzogiorno a vivere la situazione più difficile: qui si concentra il 45,3 per cento dei poveri di tutta la nazione». Da qui l’idea di creare una banca del tempo mirata a regolare i rapporti tra gli utenti-volontari e il market solidale. La lotta alla crisi economica passa anche da queste soluzioni.

Fonte lastampa.it del 12/11/2016 – 10:35 – Di : Fabio di Todaro

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