Archivio mensile:gennaio 2017

Dopo il semaforo, il Comune riconsegna una scalinata a San Giovanni Li Cuti, senza il Sindaco

Con un comunicato degno del miglior risultato ottenuto, il Comune di Catania annuncia trionfalmente che dopo la riconsegna del semaforo di qualche mese fa, adesso è la scalinata di San Giovanni Li Cuti ad essere restituita alla cittadinanza, con tanto di dichiarazioni e promesse dell’assessore ai lavori pubblici Luigi Bosco, ma non del Sindaco Bianco, che per una volta marca visita alla solita passerella, come del resto aveva fatto ieri in Consiglio Comunale.

Il Comune di Catania con orgoglio avverte organi di stampa e cittadini, della riconsegna dell’ indispensabile scalinata per accedere al borgo di San Giovanni Licuti, e che consentirà, a  detta  loro, notevoli miglioramenti dal punto di vista della viabilità, cosi come un bel po’ di mesi addietro aveva fatto con il semaforo della stessa zona.Oggi appunto, tramite Luigi Bosco, assessore ai lavori pubblici, che non ha perso occasione per elogiare immancabilmente il grande lavoro del primo cittadino, con una cerimonia degna dei migliori momenti, ha restituito alla cittadinanza la scalinata, anche se però con la strana assenza proprio di Enzo Bianco, normalmente presente per sfilare davanti ai fotografi,ed invece stavolta  assente, così come ieri sera in Consiglio Comunale, a causa evidentemente dell’imbarazzo per il caso dell’ex assessore Girlando, che avrebbe certamente portato un fiume di domande scomode a cui rispondere.Rispondendo alle domande dei giornalisti Bosco ha poi ricordato come, grazie all’impegno del sindaco di Catania Enzo Bianco, sia ripartito, grazie alla riassegnazione dei fondi da parte della Protezione civile regionale, il progetto per la realizzazione dell’asse parallelo al Lungomare, il viale De Gasperi appunto, che si era bloccato nel 2006 nella sua fase conclusiva per esaurimento dei finanziamenti.Finalmente – ha detto Bosco – siamo riusciti ad avere la ridefinizione del decreto, abbiamo ripreso il progetto esecutivo che adesso avrà bisogno di essere adeguato ai nuovi prezzi stabiliti dalla Regione. Rifatto il capitolato, e sarà questione di pochi giorni, si potrà stilare la determina. Da quel momento i tempi saranno quelli dettati dall’iter burocratico e tra la fine della primavera e l’inizio dell’estate avranno inizio questi lavori così importanti per la viabilità della zona e per la gestione delle bellezze catanesi”. Frattanto, i cittadini catanesi e non, potranno godere dell’essenziale scalinata, di certo tra i principali problemi impellenti della città, e che verrà ovviamente annoverata tra le numerose migliorie apportate a Catania da questa amministrazione nel prossimo fotolibro creato appositamente alla fine di quest’anno, qualora dovesse arrivarci, visti ormai i tanti mugugni delle forze politiche ma soprattutto degli abitanti.Alla consegna erano presenti, oltre a Bosco, i rappresentanti di Rete Ferroviaria, la consigliere di Circoscrizione Pina Rapicavoli, il dirigente dei Lavori pubblici Corrado Persico e Rosario Marino dell’Ufficio interventi speciali del Comune. 

Fonte : sudpress.it

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Come comportarsi dopo il crollo dei Fondi Immobiliari di Poste Italiane

 

L’Invest Real Security, uno dei quattro fondi immobiliari di Poste Italiane collocati sul mercato tra il 2002 e il 2005, aveva come prima scadenza il 2013 ma poi il termine era stato prorogato di tre anni nella speranza che il mercato immobiliare vedesse una ripresa.

Come sappiamo, ciò non è avvenuto e persone che avevano creduto in un investimento presentato da Poste come a basso rischio, si sono ritrovate a fronteggiare una perdita che alla fine del 2016 va dal 50 all’80%.

A questo punto, però, i risparmiatori hanno denunciato la poca trasparenza informativa di Poste Italiane durante la collocazione dei fondi immobiliari in questione, rivolgendosi anche alle associazioni dei consumatori e chiedendo il rimborso del loro investimento.

È possibile, quindi, ottenere il rimborso? E chi può richiederlo?

La questione è molto più complicata di quanto si possa pensare; poiché ogni investitore ha un profilo di rischio diverso, bisognerà valutare, caso per caso, chi avrà diritto al rimborso.

Poste Italiane, spinta dal fatto di voler tutelare l’immagine di sicurezza finanziaria che da sempre caratterizza l’azienda, sta correndo ai ripari per non perdere la fiducia dei risparmiatori.

Per questo motivo, si è subito dimostrata disponibile ad aprire un tavolo delle trattative per venire incontro alle richieste dei risparmiatori; si sono già svolti incontri con l’obiettivo di formalizzare una proposta concreta con la specifica dei requisiti necessari per attivare la richiesta di conciliazione.

Per supportare e tutelare i risparmiatori che potrebbero rientrare nella procedura di rimborso di Poste Italiane e per tenerli aggiornati sugli sviluppi della situazione, Rete Consumatori Italia ha predisposto un modulo di adesione compilabile online a questo link.

Fonte : assoutenti.it

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Saldi, “Idealo” fotografa l’Italia che compara i prezzi online a caccia di risparmio

Con l’inizio del nuovo anno si è aperta anche la stagione dei saldi invernali e con essa fioccano le stime sugli acquisti nei negozi, tra ipotesi sui budget di spesa, percentuali e proiezioni. Ma in questa caccia al miglior affare come si muovono gli italiani? Quanto si interessano al tema e come cambiano le cose dalla Lombardia alla Sicilia anche rispetto all’e-commerce?

saldiIdealo, il portale di comparazione di prezzi, ha cercato di indagare il fenomeno e, incrociando una serie di dati e di parametri, ha ottenuto un’istantanea sull’interesse al tema saldi e acquisti online regione per regione, mettendo in luce situazioni prevedibili, confermando qualche luogo comune, ma anche trovando alcune sorprese.

La ricerca ha preso in considerazione quattro parametri principali. Il primo fa riferimento ai dati Google Trends sulle ricerche effettuate con le parole “Saldi 2017”, nel periodo che va dal 1° al 13 Gennaio.

Secondo questo primo parametro il podio delle regioni italiane più attente al tema dei saldi vede al primo posto la Liguria, seguita da Piemonte e Lombardia (rispettivamente con 100, 96 e 95). Fanalino di coda della classifica la Sicilia, con un dato pari a 37. L’analisi rivela poi numeri particolarmente alti per due regioni del centro Italia, Toscana e Lazio (con 82 e 85), per la Basilicata, con un punteggio di 83, e per l’altra isola, la Sardegna, con 81.

Ma quanti sono gli italiani che hanno digitato su Google le parole “Miglior prezzo” nel periodo analizzato? I numeri rilavati in tutto il Paese sono particolarmente elevati: il 94% degli gli e-consumer italiani confronta frequentemente i prezzi alla ricerca dell’affare migliore. In testa troviamo di nuovo la Liguria, questa volta a pari merito con la Basilicata (con 100), seguite immediatamente da Piemonte (con 96) e Abruzzo (con 95). I meno interessati alla ricerca del miglior prezzo sono al Nord, tra Trentino-Alto Adige (60) e Valle d’Aosta (50), e in Sicilia (44). Tra gli italiani più oculati e parsimoniosi possiamo quindi trovare non solo i Liguri, secondo quanto dice un diffuso luogo comune, ma anche i Lucani.

Secondo i dati Eurostat, gli e-consumer italiani si concentrano al Nord (Valle d’Aosta e Trentino-Alto Adige al primo posto, con il 39%, seguite da Lombardia con il 38% e Veneto con il 37%) e diminuiscono man mano che si scende verso Sud (in fondo alla classifica troviamo Sicilia con il 17%, Calabria con il 15% e Campania con solo il 14%).

prendendo in considerazione il PIL pro capite, i dati Istat su base regionale che “idealo” riporta offrono un quadro piuttosto prevedibile della situazione, con le regioni del Nord ai primi posti della classifica (Valle d’Aosta con € 34.981 e Trentino-Alto Adige con € 34.856) e quelle del Sud in fondo (all’ultimo posto la Calabria con € 15.265).

L’istantanea presentata da “idealo” si presta però ad ulteriori conclusioni: la dicotomia tra Nord e Sud su PIL e percentuale degli acquisti online ci parla non solo delle tanto discusse differenze economiche tra queste due parti d’Italia, ma anche del problema del digital divide. Le regioni che troviamo in fondo alla classifica, secondo i dati Eurostat, sono anche le aree più problematiche dal punto di vista dell’accesso effettivo alle tecnologie dell’informazione. Dobbiamo considerare però che dalla fine del 2014 qualcosa è cambiato, soprattutto su iniziativa di alcune regioni. Infatti, a seguito dell’accordo che la Regione Basilicata e la Regione Abruzzo hanno stretto con Fastweb, il posizionamento rispetto ai dati di Gogle Trends è cambiato notevolmente facendo arrivare le due regioni in cima alla classifica di coloro che vanno a caccia del miglior prezzo. Questo dimostra che il problema del digital divide al Sud appare più come una questione legata alle strutture e alle reti, che non alla mentalità o alla cultura.

Paolo Primi, ha così commentato i dati e il loro andamento dal 2012 ad oggi: “Condizioni economiche meno favorevoli portano tutti alla ricerca di condizioni di acquisto più vantaggiose”, commenta Paolo Primi, Web Marketing Manager di idealo. “Considerando l’interesse che tutte le regioni mostrano alla ricerca del miglior prezzo e l’andamento dell’economia, soprattutto in alcune regioni, credo che la pratica dell’e-commerce, se adeguatamente sostenuta potrebbe essere la strada giusta per portare tanti utenti in Italia a trovare ottime soluzioni e ottimi affari, anche per far fronte ad una situazione economica reale in lieve flessione rispetto a 5 anni fa”.

Fonte : helpconsumatori.it

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Cresce la voglia di qualità, Sicilia regina del dop

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Le associazioni dei consumatori lanciano il progetto «mangia sano» per incentivare l’ acquisto. corsi per gli operatori
Dal pecorino siciliano, alla pesca di Bivona, dal salame Sant’ Angelo al cappero di Pantelleria: sul territorio isolano ci sono una trentina di prodotti, pari all’ 11,25 per cento di tutti i dop e igp italiani. La tutela del patrimonio agroalimentare siciliano passa dall’ incentivo al consumo dei suoi prodotti d’ eccellenza. Conoscere ciò che la terra produce vuol dire difenderlo dalle aggressioni di una concorrenza sempre più agguerrita e figlia della globalizzazione. In questa battaglia a difesa del made in Sicily, scende in campo il Codacons Sicilia con il progetto «Mangia sano, Mangia siciliano». L’ iniziativa, promossa in collaborazione con le associazioni dei consumatori Assoutenti, Confeuropa Consumatori, Consaambiente e Udicon, sarà portata avanti per tutto l’ anno e punta ad attività di divulgazione delle conoscenze del patrimonio agroalimentare della Sicilia e di incentivazione al consumo dei suoi prodotti di qualità. Proprio in questi giorni, a Catania, si è concluso uno dei primi step del progetto, il corso per la formazione di operatori esperti nella conoscenza delle caratteristiche delle principali eccellenze della produzione agroalimentare siciliana. «Vogliamo dare il nostro contributo alla tutela del patrimonio agroalimentare isolano, materiale e immateriale – si legge in una nota del Codacons Sicilia – sempre più minacciato dalle continue e repentine trasformazioni legate alla globalizzazione dei mercati che sottopongono molti prodotti tipici, e non solo quelli siciliani, ad una concorrenza sempre più aggressiva ed agguerrita». Nel panorama agroalimentare nazionale, tra diverse centinaia di prodotti tipici a denominazione di origine controllata o ad indicazione geografica protetta, il cui marchio è riconosciuto dalla legislazione vigente, spiccano 3 regioni – e tra questa la Sicilia – che superano largamente quelli di tutte le altre regioni, coprendo quasi il 40 per cento dei prodotti agroalimentari dop e igp italiani. In particolare, sul territorio siciliano ci sono una trentina di prodotti, pari all’ 11,25 per cento di tutti i dop e igp italiani. Tra questi, qualcuno tende a caratterizzare una intera area regionale, come il pecorino siciliano o la dop Sicilia per l’ olio, altri un determinato distretto territoriale. C’ è la ciliegia dell’ Etna, dop del catanese; i più celebri pistacchio di Bronte, pomodoro di Pachino o cappero di Pantelleria; il salame Sant’ Angelo igp prodotto a Brolo nel messinese; il formaggio dop Pia centinu ennese; l’ uva da tavola di Canicattì, igp dell’ agrigentino; le pesche igp di Bivona prodotte nel palermitano e nell’ agrigentino e quelle di Leonforte coltivate nell’ ennese. E ancora la carota novella di Ispica, il limone Interdonato di Messina, il ficodindia di San Cono, la pagnotta di Dittaino, senza contare tutte le dop che riguardano le varie aree di produzione dell’ olio, dalla Monte Etna alla Monti Iblei, passando per la Val di Mazara, la Valdemone o la valle del Belice. Oltre a questi prodotti tipici poi, c’ è il grande patrimonio costituito dagli oltre 230 prodotti agroalimentari tradizionali (pat) di Sicilia che, secondo il Codacons, va adeguatamente promosso e tutelato. «La nostra azione – dicono – è guidata dalla consapevolezza che ogni prodotto agroalimentare tipico rappresenta l’ esito finale di una storia millenaria fatta di continui tentativi, di miglioramenti intesi ad utilizzare al meglio le risorse alimentari fornite da un dato ambiente naturale in accordo con le varie vicende storiche delle popolazioni che hanno vissuto in quello stesso ambiente. In conclusione, ogni prodotto agroalimentare tipico presente oggi sul mercato tende a marcare una identità che è ambientale e culturale allo stesso tempo». In un periodo in cui molti prodotti siciliani sono soggetti ad una spietata concorrenza provocata dalla globalizzazione dei mercati, il Codacons Sicilia ritiene necessario e urgente intervenire affinché questo patrimonio regionale venga riconosciuto per il suo grande significato storico -culturale e adeguatamente difeso e valorizzato. Sotto questo aspetto, il Coda cons ritiene necessario che, in tema di valorizzazione di un prodotto, si tenga conto del fatto che il consumatore è sempre più disponibile a premiare, in modo competitivo, quel prodotto per il quale viene dichiarato che, nel processo di produzione, si sono preservate qualità e integrità dell’ ambiente. Il Codacons Sicilia e le associazioni che partecipano al progetto «Mangia sano, Mangia siciliano» hanno attivato in ciascuna provincia siciliana uno sportello front office di assistenza ai consumatori e un sito web dedicato, www.mangia-siciliano.com.

Fonte : codacons.it

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ECCO COSA PROPONE POSTE PER I RISARCIMENTI AGLI INVESTITORI DEL FONDO IMMOBILIARE IRS.

L’azienda è determinata a consolidare il rapporto storico che intrattiene con i clienti, fondato sulla fiducia e sulla trasparenza.

L’obiettivo è permettere a ciascun risparmiatore di recuperare l’intero capitale netto investito al tempo della sottoscrizione.

Roma, 16 gennaio 2017 – Poste Italiane comunica che, con l’obiettivo di consolidare il rapporto storico che intrattiene con i propri clienti, fondato sulla fiducia e sulla trasparenza, è stata definita, dopo diversi mesi di preparazione e di lavoro in previsione della scadenza del fondo in oggetto, un’iniziativa di tutela a favore di tutti i propri clienti che nel 2003, in un contesto economico e regolamentare diverso da quello odierno, hanno acquistato quote del Fondo Immobiliare Invest Real Security (IRS) e che ne erano ancora in possesso al 31/12/2016, data ufficiale di scadenza del Fondo.

L’iniziativa ha lo scopo di consentire ai clienti di Poste Italiane di recuperare la differenza tra quanto investito originariamente (2.500 euro a quota), inclusivo dei proventi e dei rimborsi anticipati percepiti durante la vita del Fondo, e quanto sarà da loro incassato con il “Valore Intermedio di Liquidazione” del Fondo.

 

In particolare, il CdA di Poste Italiane ha deliberato che:

  • per coloro che al 31/12/2016 hanno compiuto 80 anni, Poste Italiane riconosce la differenza sotto forma di accredito in conto corrente a seguito della liquidazione delle quote;
  • per gli altri clienti è proposta la sottoscrizione di una Polizza Vita Ramo I, appositamente ideata e senza alcuna spesa, in cui versare le somme liquidate dal fondo. Alla Polizza, la cui durata è di 5 anni, Poste aggiunge un contributo integrativo per il recupero di tutto il capitale originariamente investito nel fondo IRS.

 

L’Amministratore delegato Francesco Caio ha così commentato: “Questa iniziativa, che riteniamo davvero significativa in questo particolare contesto di mercato, ha l’obiettivo di rafforzare il legame di fiducia che da sempre abbiamo con i risparmiatori. Scegliamo volontariamente, dopo averla a fondo studiata, di attivare una tutela per tutti i clienti di Poste che hanno investito nel Fondo IRS. Questa attività si inserisce nel percorso, avviato da tempo, di profonda trasformazione, mirato tra l’altro ad assicurare che i risparmiatori possano scegliere forme di investimento e risparmio nella piena consapevolezza delle prospettiva di ritorno e di rischio. A questo scopo abbiamo investito e continueremo ad investire in formazione e tecnologie per erogare attività di consulenza guidata a tutela dei nostri clienti.”

 

L’iniziativa di tutela sarà avviata nel mese di aprile 2017, una volta effettuato dalla Sgr il rimborso intermedio di liquidazione del Fondo.

L’iniziativa è stata illustrata alle Associazioni dei Consumatori riconosciute dal CNCU ed  è stata integrata dall’istituzione, su proposta delle Associazioni, di una commissione di conciliazione paritetica.

 

Fonte : consumerismo.it

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