Archivio mensile:marzo 2017

H3G e navigazione internet con 4G LTE, Pratica commerciale scorretta.

L’ultima novità negativa per i consumatori riguarda H3G. Molti clienti del gestore stanno infatti ricevendo in questi giorni questo sms, con il quale viene comunicato un nuovo esborso:

“Modifica opzione LTE per mutato contesto di mercato: dal 18/4 costa 1€/mese.

Recesso da opzione senza costi da Area Clienti 3 entro 17/4. Info: tre.it/lte4g”

La pratica commerciale viene chiamata “modifica” ma si tratta di una attivazione non richiesta, simile a quanto già accaduto con Vodafone Exclusive, Tim Prime, Wind Maxi e come già fatto sempre dalla stessa H3G nel luglio 2016.

L’escamotage individuato dalla società per eludere l’applicazione delle norme a tutela del consumatore consiste nell’attivare gratuitamente il servizio 4G LTE – possibilità “concessa” fino al 19 febbraio 2017 – per poi comunicarne la variazione a pagamento.

Non di modifica contrattuale si tratta, quindi, ma di attivazione di servizio non richiesto, pratica commerciale scorretta e aggressiva che viola il Codice del Consumo.

Aggiungiamo che, quand’anche fosse una modifica contrattuale vera e propria, le modalità di comunicazione al cliente sarebbero comunque illegittime, poiché nell’sms inviato non si fa alcun riferimento al diritto di recesso contrattuale, ma solamente alla possibilità di “recesso da opzione” e si rimanda, per le informazioni su come disattivare, al sito internet della H3G richiedendo quindi al cliente – che già subisce l’attivazione non richiesta di un servizio – di attivarsi ulteriormente per andare a cercare le informazioni su come uscirne.

A ciò si aggiunge che l’unica modalità di “recesso” dall’opzione, indicata sul sito Internet del gestore, è tramite l’app del gestore stesso o tramite il sito Internet della società.

Se non vi interessa l’attivazione a pagamento della possibilità di navigare in 4G, appena ricevuto il messaggio vi consigliamo di disattivarlo subito.

Rai, via libera a nuova concessione. Prevista riorganizzazione dell’informazione

C’è “un piano di riorganizzazione dell’informazione” che può prevedere la ridefinizione del numero delle testate giornalistiche nel nuovo schema di concessione decennale fra la Rai e lo Stato approvato venerdì dal Consiglio dei Ministri. “Dopo 22 anni approvata la nuova concessione Stato-#Rai. Una occasione per rilanciare il servizio pubblico”, ha twittato venerdì scorso il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni. Ora il testo passerà all’esame della Commissione parlamentare di vigilanza sui servizi radiotelevisivi, che avrà trenta giorni di tempo per esprimere il suo parere.

Il sottosegretario alle Comunicazioni, Antonello Giacomelli ha parlato dell’approvazione come di un “passo molto importante”: “Alla Rai è chiesto un nuovo piano editoriale con la riforma dell’informazione, più sostegno alle produzioni italiane e alla loro valorizzazione internazionale, una razionalizzazione necessaria di reti e canali, produzioni e programmi in lingua inglese e per tutte le piattaforme”.

raiVenerdì il l Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dello sviluppo economico Carlo Calenda, ha dunque deliberato – si legge nella nota ufficiale di Palazzo Chigi – “la concessione in esclusiva alla RAI, per una durata decennale, dell’esercizio del servizio pubblico radiofonico, televisivo e multimediale sul territorio nazionale e ha approvato l’annesso schema di convenzione, recante le condizioni e le modalità di tale esercizio, che sarà successivamente stipulato tra il Ministero dello sviluppo economico e la società concessionaria”.

“Si tratta di un testo fortemente innovativo sotto molteplici aspetti a cominciare dalla previsione di un nuovo piano editoriale e caratterizzato dalla separazione delle attività di servizio pubblico rispetto a quelle di mercato – ha detto il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda – Il nuovo modello concessorio permetterà di realizzare un uso più efficiente delle risorse, un miglioramento del servizio e la razionalizzazione degli assetti industriali e finanziari.” In particolare, si stabilisce che la concessione ha durata decennale e che il contratto di servizio sarà stipulato ogni 5 anni e potrà definire durata e ambito dei diritti di sfruttamento radiofonico e televisivo negoziabili dalla società concessionaria.

La concessione comprende la diffusione dei programmi tramite digitale terrestre e tutte le altre piattaforme distributive. L’azione della Rai, spiega il Mise, “deve rigorosamente rispettare principi di completezza, obiettività, indipendenza, imparzialità e pluralismo, promuovendo le pari opportunità tra uomini e donne e assicurando  il rigoroso rispetto della dignità della persona, nonché della deontologia professionale dei giornalisti”. Per la prima volta nel nuovo testo si fa riferimento al “servizio pubblico multimediale” e si stabiliscono alcuni principi quali: “la richiesta alla società concessionaria di realizzare un piano editoriale coerente con la missione e gli obblighi del servizio pubblico radiotelevisivo  che può prevedere  la rimodulazione del numero dei canali non generalisti con l’obiettivo di perseguire efficientamento, riduzione dei costi, valorizzazione delle risorse interne”; “la previsione della necessità di garantire un uso più efficiente delle risorse, attraverso un piano di riorganizzazione dell’informazione che può prevedere anche la ridefinizione del numero delle testate giornalistiche ed il rispetto del divieto assoluto di utilizzare metodologie e tecniche capaci di manipolare in maniera non riconoscibile allo spettatore il contenuto delle informazioni”.

Per quanto riguarda il canone, Agcom e Ministero dovranno verificare la realizzazione degli obiettivi indicati dal contratto nazionale di servizio, l’attuazione del piano editoriale, il rispetto delle norme in materia di affollamento pubblicitario e la distribuzione fra i canali dei messaggi pubblicitari. Il bilancio dovrà prevedere una contabilità separata per i ricavi del canone rispetto a quelli delle attività svolte in regime di concorrenza e il divieto alla società società concessionaria di utilizzare, direttamente o indirettamente, i ricavi derivanti dal canone per finanziare attività non inerenti al servizio pubblico generale radiotelevisivo.

Fonte : helpconsumatori.it

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Elettricità, Autorità energia: nuove regole per stop e indennizzi fino a mille euro

Arrivano nuove regole su elettricità e rimborsi in caso di lunghe interruzioni: una maggiore responsabilità degli operatori per evitare lunghi stop e accelerare il ripristino anche nei casi di emergenza. Dopo le 72 ore di stop gli indennizzi automatici saranno pagati direttamente dagli operatori di rete. Sarà eliminato l’attuale tetto di 300 euro per gli indennizzi, che potranno arrivare fino a circa mille euro per interruzioni molto prolungate. Le novità sono state approvate dall’Autorità per l’energia e saranno valide dal primo ottobre 2017.

energiaIn particolare, per incentivare i distributori e Terna a riattivare più velocemente le forniture, anche attraverso il ricorso a soluzioni provvisorie di rialimentazione (come ad esempio l’utilizzo di gruppi elettrogeni), e per assicurare una maggiore protezione dei clienti, viene ampliata – informa l’Autorità per l’energia – la possibilità di ricevere indennizzi automatici, che oltre le 72 ore di sospensione saranno interamente a carico degli operatori di rete. Il Fondo eventi eccezionali invece continuerà a coprire solo la parte di indennizzo riferito alle prime 72 ore di interruzione per cause di forza maggiore.

Gli indennizzi automatici per le famiglie potranno arrivare fino a circa mille euro nel caso di interruzioni particolarmente prolungate (fino a 240 ore), perché a partire dal prossimo inverno sarà eliminato l’attuale tetto di 300 euro (valori ancor più elevati saranno previsti per le piccole e medie imprese). Dal momento che gli oneri addizionali saranno a carico degli operatori di rete, ne risulta – informa l’Autorità – un deciso incentivo ad accelerare il più possibile il ripristino del servizio.

Dal 1° ottobre 2017 viene infatti superato il precedente limite di 300 euro e, in caso di interruzioni causate da forza maggiore, dopo le 72 ore di sospensione e fino ad un massimo di 240 ore (10 giorni), l’indennizzo sarà pagato direttamente dall’impresa distributrice o da Terna. L’Autorità precisa poi che la diretta responsabilità degli operatori nel pagamento degli indennizzi oltre le 72 ore – tempo entro il quale si ritiene che il servizio possa essere ripristinato anche in presenza di eventi di forza maggiore – viene meno solo nei casi, circoscritti e documentati, di sospensione e posticipazione delle operazioni di riattivazione per motivi di sicurezza degli addetti alle riparazioni (vengono quindi esclusi i semplici casi di mera inagibilità delle strade o di caduta di alberi, a cui il distributore può far fronte reperendo mezzi speciali per rimuovere il problema).

Fonte : helpconsumatori.it

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