Archivio mensile:gennaio 2018

Animali sono beni di lusso ?

Gli animali domestici sono una vera e propria passione per gli italiani e si confermano parte integrante delle scelte di vita quotidiana per almeno una famiglia su tre. Secondo i dati Eurispes diffusi nella trentesima edizione del Rapporto Italia, circa 3 italiani su 10 hanno accolto un animale domestico in casa (32,4%). Si tratta in prevalenza di cani (63,3%) e gatti (38,7%), senza trascurare altri animali come uccelli (6,2%), conigli (5,9%), tartarughe (5%) e pesci (4,8%): un fenomeno quantificabile in milioni di animali, che per molti sono diventati componenti della famiglia a pieno titolo.

Lo dimostra anche il fatto che, secondo il Rapporto, oltre la metà (53,5%) di chi accoglie in casa un animale decide di dedicare una buona parte del proprio tempo libero per il benessere e le necessità del proprio compagno di vita (passeggiate, gioco, attività all’aperto, etc.) mentre il 46,2% è disposto rinunciare in alcune occasioni ad uscire o a fare un viaggio per non lasciarlo solo.

Peccato che, di fronte di questo amore incondizionato vero gli amici a quattro zampe, il fisco riesca a provare gli stessi sentimenti e continui a considerarli “cose” dal punto di vista giuridico, o ancor peggio, “beni di lusso”. “Il nostro fisco”, commenta la ong animalista LAV, prevede per cure veterinarie e cibo per animali non tenuti a scopo di lucro la stessa aliquota IVA (22%) che si applica, appunto, ai beni di lusso”.

D’altra parte, il rapporto Eurispes parla chiaro: su cibo, vaccini e spese veterinarie in generale, pulizia: il 57% di chi ha accolto un animale in casa spende fino a 50 euro al mese per prendersene cura, aumenta inoltre il numero di chi spende da 51 fino a 100 euro, il 31,4% con un incremento di oltre il doppio rispetto al 2017 (+ 16%).

“La nostra società è sempre più attenta ai loro diritti e anche la politica e la legislazione devono adeguarsi a questi cambiamenti”, spiega la LAV. “Vivere con un animale domestico è una scelta che riguarda persone e famiglie, con percentuali che non possono restare ignorate: i dati ci mostrano che accogliere un animale non può essere considerato un lusso”.

“Ci auguriamo”, conclude la LAV, “che le Istituzioni e la politica, si dimostrino all’altezza della sensibilità degli Italiani, adottando seri impegni in occasione delle prossime elezioni Politiche, cui tener fede nei prossimi anni di legislatura”.

fonte; help-consumatori 

 

il vetro, è una vera risorsa ?

Un ma

 

teriale antico è diventato simbolo di modernità tanto che per 28 milioni di italiani non è sostituibile in utilizzi di vita decisivi. Le sue qualità più gettonate? Per i 35% degli italiani sono igiene e salute e per circa il 26% ecologia e riciclabilità. Stiamo parlando del vetro che, dopo un tempo in cui sembrava relegato ai margini da nuovi materiali artificiali, oggi è sulla frontiera più avanzata di stili di vita, modelli di consumo e sistemi valoriali.

 Anche i numeri dimostrano questo crescente appeal del vetro: nei primi 10 mesi del 2017 la produzione di contenitori in vetro è aumentata del 2,05% rispetto allo stesso periodo del 2016”.

Sono i Millennials la classe di età che ha la visione più articolata delle proprietà del vetro, segnale del loro alto apprezzamento per il valore funzionale del vetro e, più ancora, della sua 

 

poliedricità. Il termine che più viene in mente ad un giovane nel pensare al vetro è ecologico, riciclabile (24,7%) a differenza delle altre classi di età che, invece, richiamano in primis igienico e salutare.

Per il 65% degli italiani, il vetro rappresenta il packaging più sicuro per il cibo, il 72% degli italiani per le bevande, il 51% lo reputa migliore per prevenire forme di contaminazioni del cibo. Guardando alle aree geografiche sono soprattutto gli abitanti del Nord-ovest ad essere convinti che il buon vino può stare solo in una bottiglia di vetro. Ad apprezzare vino, birra e profumi in vetro sono soprattutto gli anziani che si dimostrano portatori di culture sorprendentemente moderne, improntate a valori ecosocial; nel vetro leggono infatti un fattore di straordinaria rassicurazione di fronte al proliferare di microminacce quotidiane.

Il vetro, per le sue proprietà, è particolarmente in linea con le esigenze sociali attuali di riciclo e riutilizzo: dal vetro si ottengono efficacissimi prodotti usa, getta e ricicla al 100%. E nel 

 

2018, secondo stime, il vetro raggiungerà l’obiettivo del 75% di riciclo cioè un tasso di riciclo pari a due terzi del totale del vetro messo in consumo. Il vetro si propone così come lo straordinario combustibile di una economia circolare in cui il riutilizzo eterno tutela l’ambiente, si adatta ai nuovi stili di vita, abbatte i costi di produzione generando continuamente vetro riciclato come nuova materia prima dagli utilizzi molteplici.

Lo dimostrano anche i dati relativi al consumo di vetro fatto dagli italiani. Nel complesso della Ue, il nostro Paese ha un consumo annuo di vetro procapite in valore è pari a 78,5 euro, superiore a quello dei tedeschi (75,6 euro procapite), dei francesi (64 euro), degli inglesi (58,5 euro),

 

 degli spagnoli (51,8 euro) e del valore medio dei paesi della Ue (68,8 euro). In particolare per gli imballaggi il consumo degli italiani uguale a 26,4 euro procapite è più alto di quello di altri paesi dell’Ue. 

Fonte; Help-consumatori 

WHATSAPP, sanzionata per 50,000 €

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, nella propria riunione del 10 gennaio 2018, ha sanzionato WhatsApp Inc. per non aver dato esecuzione all’ordine di pubblicazione dell’estratto del provvedimento, emesso nei suoi confronti a maggio 2017, con il quale è stata accertata la vessatorietà di alcune clausole dei Termini di Utilizzo dell’applicazione WhatsApp Messenger.

 Le clausole, a suo tempo qualificate come vessatorie, riguardano, in particolare: la facoltà di modifiche unilaterali del contratto da parte della società, il diritto di recesso stabilito unicamente a vantaggio del professionista, le esclusioni e le limitazioni di responsabilità a suo favore, le interruzioni ingiustificate del servizio, la scelta del foro competente sulle controversie (ad oggi esclusivamente individuato presso tribunali americani).

L’Autorità ha irrogato a WhatsApp Inc. una sanzione di 50.000 euro, pari al massimo edittale attualmente stabilito dalla normativa per l’inottemperanza ai provvedimenti di accertamento della vessatorietà. In particolare, l’Autorità ha tenuto conto non solo della rilevanza del professionista e del suo consapevole rifiuto a pubblicare l’estratto della decisione dell’Autorità, ma anche della circostanza che la pubblicazione è l’unico strumento che assiste l’accertamento della vessatorietà nella disciplina vigente, la quale, allo stato, non prevede l’imposizione di sanzioni amministrative pecuniarie al termine del procedimento amministrativo di accertamento della vessatorietà delle clausole contrattuali. 

credito: ACGM

 

Consumi, Nielsen: frutta, verdura e latte, i consumatori li vogliono locali

Oltre un italiano su due acquista più volentieri frutta e verdura nel piccolo negozio sotto casa o dal produttore locale. E anche quando si tratta e latte e formaggi, la preferenza va alla produzione locale. Maggiore attrazione c’è invece verso le grandi marche globali quando si parla di prodotti per l’infanzia, per la cura della persona e della casa. E così “la preferenza della produzione locale rispetto a quella globale, o viceversa, dipende principalmente dalla categoria merceologica”. Per i prodotti freschi e freschissimi si preferisce il piccolo produttore locale e il negozio sotto casa, per gli altri prodotti si guarda al brand.

A dirlo è un approfondimento Nielsen pubblicato alla fine di dicembre sulla base di una indagine, la Nielsen Global Brand-Origin Survey, condotta tra maggio e giugno 2017 su più di 31.500 interviste online in 63 Paesi. Emerge “una tendenziale preferenza per i prodotti commercializzati da società multinazionali nelle principali categorie food e drug, a esclusione del comparto del fresco”, spiega Nielsen. I consumatori italiani preferiscono comprare alimenti freschi vicino al luogo d’origine. “Circa un italiano su due (54%) afferma di acquistare più volentieri frutta e verdura fresca da un piccolo negozio al dettaglio nella propria città, o direttamente da un produttore locale – spiega Nielsen – Anche quando si tratta di prodotti caseari (latte, burro, formaggi e yogurt) i consumatori italiani preferiscono la produzione nostrana (48%). Le percentuali scendono passando a uova, carne e pesce fresco (44%), prodotti da forno come pane e dolci (37%), carne/pesce refrigerati o surgelati (14%) che, in quanto meno “deperibili”, non ostacolano la proliferazione dei brand globali”. Non ci sono invece particolari preferenze per i prodotti confezionati quali snack e bevande: in media, solo 1 italiano su 10 sarebbe più propenso ad acquistare principalmente piccole marche locali di cioccolato (12%), snack dolci o salati (11%), cereali per la colazione (10%), caffè o tè (11%).

Le preferenze dei consumatori si orientano invece verso le marche globali per i prodotti dell’infanzia, per cosmetici, detergenti e in generale prodotti per la cura della casa e della persona. Per i prodotti dell’infanzia, “i consumatori hanno bisogno di essere rassicurati dai migliori controlli qualità che i produttori globali sembrano garantire”, spiega Nielsen, mentre meno del 10% degli italiani si rivolgerebbe a piccoli produttori locali per acquistare shampoo e balsamo, make-up, dentifrici, detergenti per il corpo ma anche detersivi. “Lo spostamento di preferenze verso i marchi globali può dipendere da molti fattori: può essere la conseguenza della minor disponibilità di marchi locali in una determinata categoria, – spiegano i ricercatori Nielsen – oppure della percezione distorta della reale provenienza di un prodotto, oppure, semplicemente, i consumatori hanno una crescente affinità con le aziende multinazionali. Quest’ultima è la ragione più plausibile, considerando che numerosi brand globali stanno penetrando nei mercati locali tramite nuovi canali –online e offline – e che solitamente sono riconosciute come marche ‘di fiducia’”. 

fonte: help consumatori  

SMS AZIENDALI, SANZIONI  COMPLESSIVE PARI A CIRCA 10 MLN  A TELECOM ITALIA E VODAFONE  PER ABUSO POSIZIONE DOMINANTE

 Il 13 dicembre 2017, l’Autorità ha concluso due distinti procedimenti istruttori, uno nei confronti di Vodafone Italia S.p.A. e l’altro di Telecom Italia S.p.A. e della sua controllata Telecom Italia Sparkle S.p.A., relativi a distinti abusi di posizione dominante nel mercato dei servizi all’ingrosso di terminazione SMS su propria rete con effetti sul mercato al dettaglio dei servizi di invio massivo degli SMS informativi aziendali.

In particolare, l’Autorità ha accertato che Vodafone Italia S.p.A. ha abusato della propria posizione dominate ponendo in essere delle condotte di discriminazione interno-esterna di tipo tecnico ed economica tali da determinare una compressione dei margini a discapito dei concorrenti nel mercato a valle che acquista la terminazione SMS verso rete mobile Vodafone Italia. Le condotte di Vodafone Italia sono indirizzate agli Operatori in decade 43 ed incidono su una concorrenza di tipo infrastrutturale.

Nel caso di Telecom Italia S.p.A., l’Autorità ha accertato che la società, anche con l’ausilio di Telecom Italia Sparkle S.p.A., ha abusato della propria posizione dominante ponendo in essere una condotta di compressione dei margini per un concorrente altrettanto efficiente nel mercato a valle che acquista la terminazione SMS verso rete mobile TIM.

In entrambi i casi gli operatori, dominanti nei rispettivi mercati a monte di terminazione SMS su propria rete e verticalmente integrati, hanno applicato tariffe sia sul mercato a monte che sul mercato a valle dell’invio massivo di SMS che rendono il margine potenziale per i concorrenti nel mercato al dettaglio insufficiente a coprire i costi specifici per fornire i servizi ai clienti finali. Tali condotte sono idonee a compromettere la capacità competitiva dei concorrenti attivi in tale mercato.

In ragione della gravità della condotta, l’Autorità ha deciso perciò di comminare sanzioni amministrative pecuniarie alle società Vodafone Italia S.p.A. e Telecom Italia S.p.A pari rispettivamente a € 5.843.814 e € 3.717.988. Nel corso dell’attività ispettiva, l’Autorità si è avvalsa della collaborazione del Nucleo Speciale Antitrust della Guardia di Finanza.

fonti: http://www.agcm.it/