Giurisprudenza

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T.A.R. Lazio Roma, sezione I, 15 aprile 2010, sentenza n. 7109
Pubblicità ingannevole

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È sussumibile nel genus delle pratiche commerciali scorrette la reclamizzazione del prezzo di un prodotto effettuata in maniera “parcellizzata”, ossia facendo in modo che l’esborso finale richiesto, superiore a quello ricavabile a prima vista, non sia evincibile in maniera immediata e contestuale, ma scaturisca solo da un’addizione di componenti fornite in modo frammentario; tuttavia al fine di valutare la potenziale attitudine ingannevole che una simile indicazione parcellizzata è suscettibile di rivestire, occorre altresì tener conto della normale percepibilità che il messaggio promozionale possa dimostrare nei confronti della platea dei potenziali clienti; poiché se da un lato può affermarsi che particolari offerte, ove riguardanti categorie di beni e servizi connotate da elevato livello specialistico, vengono ad impattare su un ambito di consumatori, il cui livello di conoscenza del relativo settore merceologico può dimostrarsi particolarmente qualificato o avveduto, non può escludersi che tali messaggi pubblicitari, pur rivolti verso un’indifferenziata classe di potenziali utenti, non di meno si rivelino dalla generalità di essi concretamente fruibili, anche laddove sia necessario procedere ad una complessiva ricostruzione delle indicazioni in essi contenute al fine di pervenire ad una conclusiva individuazione della reale portata dell’offerta reclamizzata.

Cassazione Civile, sezione I, 21 maggio 2008, sentenza n. 13051
Condizioni generali di contratto – Contratti bancari

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È abusiva la clausola, contenuta nelle condizioni generali dei contratti bancari inerenti al servizio di cassette di sicurezza, con cui si prevede che, qualora la banca sia tenuta, per qualsiasi ragione, ad un risarcimento verso il cliente, essa non lo rimborsi che del danno comprovato ed obiettivo, escluso ogni apprezzamento del valore di affezione e tenuto conto della dichiarazione del cliente in ordine al massimale assicurato.

Tribunale di Roma, sezione IX, 25 settembre 2006
Mutuo – Consumatori

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È abusiva la clausola, contenuta nelle condizioni generali dei contratti bancari inerenti al servizio di cassette di sicurezza, con cui si prevede che, qualora la banca sia tenuta, per qualsiasi ragione, ad un risarcimento verso il cliente, essa non lo rimborsi che del danno comprovato ed obiettivo, escluso ogni apprezzamento del valore di affezione e tenuto conto della dichiarazione del cliente in ordine al massimale assicurato.

Cassazione Civile, sezione III, 24 aprile 2008, sentenza n. 10651
Pacchetti turistici – Risarcimento del danno

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In materia di mutuo di scopo, in caso di risoluzione, per qualsiasi motivo, del contratto di vendita o prestazione di servizi cui il mutuo accede viene meno lo scopo stesso del finanziamento, sì che il mutuante è in tal caso legittimato a richiedere la somma erogata non già al mutuatario, ma direttamente ed esclusivamente al fornitore del bene o servizio.

Tribunale di Torino, sezione IX, 1 febbraio 2008
Danno da vacanza rovinata

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La risarcibilità del “danno da vacanza rovinata” include la risarcibilità di “qualunque pregiudizio subito dal viaggiatore”; ed invero, nel caso in cui il viaggiatore non riesca a fruire, in tutto o in parte, della vacanza, per inadempimento, da parte del tour operator, delle prestazioni previste dal contratto e sulla base dei materiali promozionali, a costui spetta, oltre al rimborso delle spese sostenute, anche il risarcimento del danno non patrimoniale da vacanza rovinata, consistente nello stress e nel minor godimento della vacanza, e che costituisce una ipotesi di danno morale da inadempimento, eccezionalmente risarcibile alla luce del diritto comunitario. Il danno da vacanza rovinata ai sensi dell’art 2059 c.c. va riconosciuto anche in assenza di reato qualora sussista una lesione dell’interesse del turista a godere del viaggio organizzato come occasione di piacere, di svago o di riposo; quel che rileva, ai fini dell’ammissione al risarcimento ex art 2059 c.c., è l’ingiusta lesione ad un interesse inerente alla persona, dal quale conseguano pregiudizi non valutabili economicamente.