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norme Reach, normativa che tutela il consumatore dalle sostanze chimiche

“Negli ultimi 10 anni la principale normativa dell’UE sulle sostanze chimiche (“Reach”) ha migliorato sensibilmente la protezione della salute umana e dell’ambiente e ha promosso alternative alla sperimentazione animale”, dice la Commissione europea, che ha proposto oggi una serie di misure per agevolarne ulteriormente l’attuazione. Nel riesame del regolamento pubblicato oggi si legge che grazie al “regolamento concernente la registrazione, la valutazione, l’autorizzazione e la restrizione delle sostanze chimiche” (cioè il Reach), le imprese e le autorità dell’UE garantiscono l’impiego in sicurezza delle sostanze chimiche e la progressiva eliminazione delle sostanze pericolose”. In gioco c’è la chimica presente anche su prodotti e beni di consumo, dai giocattoli all’abbigliamento, dal settore tessile agli elettrodomestici.

Fra i principali risultati del Reach, Bruxelles mette la garanzia di prodotti più sicuri per i consumatori, per i lavoratori e l’ambiente, perché la normativa ha permesso alla Ue di fare passi avanti nella restrizione e nel divieto d’uso di determinate sostanze chimiche che possono essere nocive per la salute umana e per l’ambiente e ne ha avviato la sostituzione con alternative più sicure. C’è stato il divieto di sostanze chimiche nocive come il cromo, il nickel e il piombo nei prodotti di consumo e i composti di nonilfenolo, tossici per l’ambiente acquatico, nei prodotti tessili. Il regolamento ha permesso di adottare alternative più sicure. Finora, spiega la Ue, sono state individuate 181 sostanze chimiche che possono avere gravi ripercussioni sulla salute umana e sull’ambiente e 43 sono state inserite nell’“elenco delle sostanze soggette ad autorizzazione Reach”: ciò significa che le imprese devono ottenere un’autorizzazione per l’uso di queste sostanze, le quali a loro volta vengono gradualmente eliminate man mano che diventano disponibili alternative adeguate. La normativa promuove inoltre metodi alternativi alla sperimentazione animale per valutare i rischi legati alle sostanze chimiche. A oggi la procedura di registrazione ha permesso di raccogliere informazioni su oltre 17 mila sostanze attraverso 65 mila fascicoli di registrazione delle principali sostanze chimiche prodotte e utilizzate nell’UE.

 Bruxelles auspica inoltre di aumentare la coerenza del regolamento con la normativa in materia di tutela dei lavoratori e sui rifiuti.

Sostiene Elżbieta Bieńkowska, Commissaria responsabile per il mercato interno e l’industria: “Reach è la normativa in materia di sostanze chimiche più avanzata e completa al mondo e molte altre giurisdizioni hanno seguito l’esempio dell’Ue in questo senso. Grazie a questa normativa l’industria dell’Ue rende le sostanze chimiche più sicure per i cittadini e per l’ambiente. Dobbiamo sfruttare questo successo e fare in modo che i produttori dell’Ue non si trovino svantaggiati rispetto alla concorrenza dei produttori di paesi terzi, in particolare garantendo che i prodotti importati rispettino la normativa dell’Ue in materia di sostanze chimiche.” Per il Commissario per l’ambiente Karmenu Vella “il Reach è già fonte di ispirazione per la normativa in materia di sostanze chimiche in altri paesi; un ulteriore perfezionamento ci permetterà di tutelare ancora meglio la salute dei cittadini e l’ambiente.”

fonte: halp consumatori 

allevamento di animali – maltrattamento è eccessivo uso di antibiotici

Sei impegni ai partiti sul benessere animale negli allevamenti. Con una serie di richieste precise: etichettatura volontaria secondo il metodo di allevamento, divieto di trasporti di durata superiore a otto ore, telecamere nei macelli, divieto dell’uso preventivo di antibiotici, allevamenti sostenibili e riduzione del consumo di carne. Le proposte vengono dal CIWF Italia che in occasione delle prossime elezioni politiche ha stilato un documento con sei impegni richiesti alla politica nella prossima legislatura.

Diverse inchieste hanno denunciato che spesso gli animali sono trasportati in condizioni di sovraffollamento, in mancanza di acqua e cibo, e senza soste adeguate. Da qui la richiesta di vietare i viaggi superiori alle 8 ore all’interno dell’UE e l’esportazione degli animali fuori dall’UE.

Un’altra  richiesta è l’installazione di telecamere nei macelli per evitare inutili sofferenze degli animali e in modo da tutelare la privacy dei lavoratori. Quarta richiesta è quella di divieto all’uso preventivo degli antibiotici. In gioco c’è un’emergenza globale come quella dell’antibiotico-resistenza e il fatto che in Italia circa il 70% degli antibiotici sia destinato agli animali. Il CIWF Italia chiede ai partiti di approvare una legge che vieti l’uso preventivo degli antibiotici negli allevamenti. Con essa c’è poi la richiesta di incentivi alla transizione verso allevamenti più sostenibili, che rispettino il benessere animale.

“Le diete che prevedono grandi quantitativi di carne non sono sostenibili, non solo in termini ambientali, ma anche di salute pubblica”, dice il CIWF, che chiede di promuovere nelle scuole e nelle mense pubbliche una dieta con un minore apporto di carne, che provenga da allevamenti più sostenibili e rispettosi del benessere degli animali.                                                              L’allevamento intensivo, sistema insostenibile non solo per la crudeltà intrinseca sugli animali ma anche per gli impatti sull’ambiente e rischi per la salute delle persone, ad un paese che guarda avanti, verso un’agricoltura più sostenibile verso tutti: animali, persone e ambiente. 

fonte: help consumatori

Trenitalia: maggiore trasparenza sugli acquisti dei biglietti (Online)

Il 19 luglio scorso, l’Autorità ha sanzionato con 5 milioni di euro Trenitalia S.p.a. per una pratica commerciale gravemente scorretta consistente nell’omissione di numerose soluzioni di viaggio con treni regionali dall’insieme dei risultati derivanti dalla consultazione del motore orario nel caso di selezione della banca dati denominata “tutti i treni”.

L’Autorità ha altresì disposto la pubblicazione di una dichiarazione di rettifica su tutti gli strumenti di prenotazione e acquisto dei biglietti Trenitalia e ha vietato a Trenitalia la continuazione della pratica commerciale scorretta accertata.

A seguito dell’incisivo e complesso intervento dell’Autorità, Trenitalia ha rivisto il funzionamento del motore orario in senso più completo e trasparente verso gli utenti, attraverso l’implementazione di misure tecniche che l’Autorità ha ritenuto idonee a superare i profili  omissivi e ingannevoli della pratica commerciale censurata.

Dal 20 gennaio 2018, dopo i definitivi interventi eseguiti dal professionista, il sistema di ricerca appare adesso in grado di offrire ai consumatori una possibilità di scelta e acquisto di combinazioni di viaggio molto più ampia, pari a circa il 30% in più di soluzioni di viaggio, in particolare inclusive di treni regionali che prima non erano visualizzabili dall’utente nella consultazione della banca dati “tutti i treni”. Tali risultati vengono ora restituiti in maniera del tutto uniforme sia sul sito aziendale, che attraverso l’App Trenitalia e le emettitrici self service.

Si tratta di un significativo risultato a vantaggio dei consumatori, i quali, ad esito dell’attività di enforcement dell’Autorità, dispongono ora della possibilità di effettuare scelte commerciali più ampie, complete e consapevoli, nell’ambito di sistemi tecnicamente sofisticati di prenotazione e caratterizzati dalla presenza di algoritmi.  

fonte: agcm

Animali sono beni di lusso ?

Gli animali domestici sono una vera e propria passione per gli italiani e si confermano parte integrante delle scelte di vita quotidiana per almeno una famiglia su tre. Secondo i dati Eurispes diffusi nella trentesima edizione del Rapporto Italia, circa 3 italiani su 10 hanno accolto un animale domestico in casa (32,4%). Si tratta in prevalenza di cani (63,3%) e gatti (38,7%), senza trascurare altri animali come uccelli (6,2%), conigli (5,9%), tartarughe (5%) e pesci (4,8%): un fenomeno quantificabile in milioni di animali, che per molti sono diventati componenti della famiglia a pieno titolo.

Lo dimostra anche il fatto che, secondo il Rapporto, oltre la metà (53,5%) di chi accoglie in casa un animale decide di dedicare una buona parte del proprio tempo libero per il benessere e le necessità del proprio compagno di vita (passeggiate, gioco, attività all’aperto, etc.) mentre il 46,2% è disposto rinunciare in alcune occasioni ad uscire o a fare un viaggio per non lasciarlo solo.

Peccato che, di fronte di questo amore incondizionato vero gli amici a quattro zampe, il fisco riesca a provare gli stessi sentimenti e continui a considerarli “cose” dal punto di vista giuridico, o ancor peggio, “beni di lusso”. “Il nostro fisco”, commenta la ong animalista LAV, prevede per cure veterinarie e cibo per animali non tenuti a scopo di lucro la stessa aliquota IVA (22%) che si applica, appunto, ai beni di lusso”.

D’altra parte, il rapporto Eurispes parla chiaro: su cibo, vaccini e spese veterinarie in generale, pulizia: il 57% di chi ha accolto un animale in casa spende fino a 50 euro al mese per prendersene cura, aumenta inoltre il numero di chi spende da 51 fino a 100 euro, il 31,4% con un incremento di oltre il doppio rispetto al 2017 (+ 16%).

“La nostra società è sempre più attenta ai loro diritti e anche la politica e la legislazione devono adeguarsi a questi cambiamenti”, spiega la LAV. “Vivere con un animale domestico è una scelta che riguarda persone e famiglie, con percentuali che non possono restare ignorate: i dati ci mostrano che accogliere un animale non può essere considerato un lusso”.

“Ci auguriamo”, conclude la LAV, “che le Istituzioni e la politica, si dimostrino all’altezza della sensibilità degli Italiani, adottando seri impegni in occasione delle prossime elezioni Politiche, cui tener fede nei prossimi anni di legislatura”.

fonte; help-consumatori 

 

il vetro, è una vera risorsa ?

Un ma

 

teriale antico è diventato simbolo di modernità tanto che per 28 milioni di italiani non è sostituibile in utilizzi di vita decisivi. Le sue qualità più gettonate? Per i 35% degli italiani sono igiene e salute e per circa il 26% ecologia e riciclabilità. Stiamo parlando del vetro che, dopo un tempo in cui sembrava relegato ai margini da nuovi materiali artificiali, oggi è sulla frontiera più avanzata di stili di vita, modelli di consumo e sistemi valoriali.

 Anche i numeri dimostrano questo crescente appeal del vetro: nei primi 10 mesi del 2017 la produzione di contenitori in vetro è aumentata del 2,05% rispetto allo stesso periodo del 2016”.

Sono i Millennials la classe di età che ha la visione più articolata delle proprietà del vetro, segnale del loro alto apprezzamento per il valore funzionale del vetro e, più ancora, della sua 

 

poliedricità. Il termine che più viene in mente ad un giovane nel pensare al vetro è ecologico, riciclabile (24,7%) a differenza delle altre classi di età che, invece, richiamano in primis igienico e salutare.

Per il 65% degli italiani, il vetro rappresenta il packaging più sicuro per il cibo, il 72% degli italiani per le bevande, il 51% lo reputa migliore per prevenire forme di contaminazioni del cibo. Guardando alle aree geografiche sono soprattutto gli abitanti del Nord-ovest ad essere convinti che il buon vino può stare solo in una bottiglia di vetro. Ad apprezzare vino, birra e profumi in vetro sono soprattutto gli anziani che si dimostrano portatori di culture sorprendentemente moderne, improntate a valori ecosocial; nel vetro leggono infatti un fattore di straordinaria rassicurazione di fronte al proliferare di microminacce quotidiane.

Il vetro, per le sue proprietà, è particolarmente in linea con le esigenze sociali attuali di riciclo e riutilizzo: dal vetro si ottengono efficacissimi prodotti usa, getta e ricicla al 100%. E nel 

 

2018, secondo stime, il vetro raggiungerà l’obiettivo del 75% di riciclo cioè un tasso di riciclo pari a due terzi del totale del vetro messo in consumo. Il vetro si propone così come lo straordinario combustibile di una economia circolare in cui il riutilizzo eterno tutela l’ambiente, si adatta ai nuovi stili di vita, abbatte i costi di produzione generando continuamente vetro riciclato come nuova materia prima dagli utilizzi molteplici.

Lo dimostrano anche i dati relativi al consumo di vetro fatto dagli italiani. Nel complesso della Ue, il nostro Paese ha un consumo annuo di vetro procapite in valore è pari a 78,5 euro, superiore a quello dei tedeschi (75,6 euro procapite), dei francesi (64 euro), degli inglesi (58,5 euro),

 

 degli spagnoli (51,8 euro) e del valore medio dei paesi della Ue (68,8 euro). In particolare per gli imballaggi il consumo degli italiani uguale a 26,4 euro procapite è più alto di quello di altri paesi dell’Ue. 

Fonte; Help-consumatori