Rifiuti elettronici, raccolti una media di quasi 5 chili a testa

Cresce l’attenzione al tema, ma 40,9% recuperato nel triennio 2013-2015 è lontano dalla media del 45% che la Ue richiedeva entro la fine del 2016. Ora il nuovo traguardo è stato fissato al 65% entro la fine del 2019. Fanno ben sperare i netti miglioramenti di Molise, Basilicata e Calabria

Tra il 2013 e il 2015 sul mercato sono state immesse 876.757 tonnellate di apparecchiature elettriche e elettroniche, di origine sia domestica sia professionale, dichiarate al registro AEE.

Nel 2016 la raccolta di tali rifiuti gestita dai sistemi collettivi – 17 quelli operanti in Italia, tutti associati al Centri di coordinamento Raee, che garantiscono il ritiro dai centri presenti su tutto il territorio nazionale – è ammontata a 283.075 tonnellate, con un incremento di oltre 33 mila tonnellate (+14%) rispetto all’anno precedente; cifra che equivale a 4,7 kg per abitante (dai 9,1 kg della Valle d’Aosta ai 2,4 della Puglia), +13,8% rispetto all’anno precedente. Il trend di crescita è costante, segno di una nuova attenzione a rifiuti che hanno tutte le potenzialità per essere trasformati da problema per l’ambiente a risorsa per i cittadini. Il dato, però, non allinea l’Italia agli obiettivi europei: il 40,9% recuperato nel triennio 2013-2015 è lontano dalla media del 45% che la Comunità europea richiedeva entro la fine del 2016. Ora il nuovo traguardo è stato fissato al 65% entro la fine del 2019 (fonte: Rapporto Centro di coordinamento Raee).

 


Com’è ripartita la massa di tali rifiuti? In testa alla “classifica” ci sono i grandi elettrodomestici bianchi, lavatrici, lavastoviglie, forni a microonde, cucine economiche…, per 90.148 tonnellate, in crescita del 31,1%); seguono le apparecchiature refrigeranti – frigoriferi, congelatori, apparecchi per il condizionamento – (76.159 tonnellate, +8,2%), i piccoli elettrodomestici (50.882 tonnellate, +17,1%) e le sorgenti luminose (1.702 tonnellate, +17,4%). Riscontro negativo, invece, per televisori e monitor, la cui raccolta (64.183 tonnellate) è in calo dell’1,5% in sintonia con l’andamento del settore negli ultimi anni. Il trend risulta positivo in tutte le regioni, seppure con qualche differenza.

Al Nord la raccolta è cresciuta del 9,7% rispetto al 2015; quella media per abitante è attestata a 5,6 kg con un incremento del 9,9%. Due le regioni con percentuali a doppia cifra: Emilia-Romagna (+20,7%) e Valle d’Aosta (+10,1%). Al Centro Italia, l’incremento medio risulta del 15% per 4,7 kg a testa. Significativi i dati del Lazio (+22,3%), dell’Umbria (+13,3%) e della Toscana (+12,6%). Sono però il Sud e le isole a fornire i dati più interessanti: il trend è del 22,5% e sono rilevanti i dati del Molise (+152,2%), della Basilicata (+28%) e della Calabria (+26,8%). Incrementi che fanno ben sperare per il futuro. Nella raccolta pro capite, invece, il Centro-Sud Italia – a eccezione della Sardegna – presenta ancora valori al di sotto della media nazionale e degli obiettivi di raccolta fissati dall’Ue.

 
fonte; la repubblica 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *